Perdita nel sito nucleare di Tricastin, a 160 km dal confine italiano. Tutti negano che ci siano rischi e ricordano, per confermare, che nella terribile graduatoria del pericolo nucleare che va da 0 a 7 l’allarme lanciato ieri si ferma all’1. Non c’è possibilità, almeno pare, di contaminazione dell’aria. Ma il consumo di acqua potabile, pesca e irrigazione in tre comuni della turistica Vaucluse sono stati vietati. La paura non si è dissolta nonostante le rassicurazioni delle autorità. E le associazioni ecologiste non si fidano, vogliono più informazioni. E subito. Preoccupa che l’incidente al sito di Tricastin (160 chilometri in linea d’aria dal confine italiano), dove si lavora il materiale nucleare per la centrale, la più grande di Francia, sia avvenuto alle 6.30 del mattino e che le informazioni, tranquillizzanti, siano state diffuse 12 ore dopo. Pratica che ricorda tristi precedenti di incidenti nucleari anche gravi. Si nota poi che neppure ieri sera i responsabili della «Socatri», un’associata di Areva, azienda numero uno nel mondo per il nucleare, erano ancora in grado di spiegarnee le cause tecniche dell’incidente, il primo di questo tipo nel mondo. Secondo la versione ufficiale l’incidente è avvenuto durante le normali operazioni di pulizia di una vasca di custodia. Una quantità di 30 metri cubi di soluzione radioattiva si è sparsa al suolo. Una parte ha raggiunto i corsi d’acqua de La Gaffière e dell’Auzon. Le ragioni dell’incidente sarebbero «cedimenti tecnici», dizione vaga che innesca altri sospetti. I liquidi contenevano, per ammissione delle stesse autorità della centrale , dodici grammi di uranio per litro, ovvero 360 chilogrammi, una parte dei quali, non si sa esattamente quanta, è finita nei corsi d'acqua. Sono, come si vede, cifre impressionanti; e secondo le associazioni ecologiste superano di cento volte il massimo che l’impresa Socatri è autorizzata a disperdere in un anno intero. Senza contare che questi calcoli non tengono conto dell’eventuale presenza di uranio di rilavorazione la cui dispersione è totalmente vietata. La Stampa

Ogni nascita è uno spettacolo ed è per questo che lo zoo di Bangkok è cosi attento al punto da farne un evento.In questa galleria le prime immagini dell'arrivo al mondo dei piccoli coccodrilli. Foto
L'ennesimo caso di aggressione da parte di un pitbull nei confronti di una persona - è di questi giorni la grave tragedia avvenuta nel Salernitano - porta alla ribalta il problema dei cani che rientrano fra le razze pericolose. Al di là degli aspetti normativi stabiliti nel gennaio scorso - sulle razze a rischio il ministero della Salute ha emesso una ordinanza definendo 17 razze considerate pericolose - sempre più spesso si discute della mancanza di educazione da parte dei proprietari di cani. Mentre infatti in altri paesi il governo stabilisce l'obbligo di corsi per i nuovi proprietari - avevamo ripreso il caso della Svizzera -, in Italia esistono realtà come quelle dei dog trainer, o rieducatori del comportamento dei cani, che sono ancora una professione abbastanza recente: l’educatore cinofilo dal 2002 ha una propria associazione (Apnec) con un codice deontologico, ma il settore lascia ancora spazio a molti improvvisatori. «Proprio per questo spesso ci troviamo di fronte a tante diffidenze, alle volte anche da parte dei veterinari - ha spiegato Moreno Sartori, componente dell’associazione, dog trainer da oltre 10 anni - Eppure l’educazione cinofila dovrebbe diventare obbligatoria e chi prende un cane dovrebbe seguire un corso, così come acquista la cuccia o la ciotola». Punto di partenza è che il rapporto tra uomo e cane non è caratterizzato dall’affermazione della superiorità del primo sul secondo. Una teoria che cozza con quanto sostenuto finora dagli esperti, secondo i quali i cani non sono altro che discendenti dei lupi di cui conservano tutte le caratteristiche, dalla legge del capobranco al mito dell’elemento alfa. «Uomo e cane convivono da 14.000 anni ed è quindi impensabile che l’animale non ne sia stato ampiamente influenzato - ha detto Sartori - Tutto sta nel fargli capire non chi comanda ma chi gestisce le risorse». Compito del dog trainer è quindi quello di aiutare il cane a abituarsi sempre più alla vita in una società urbanizzata, prima di tutto intuendo, come un vero psicologo, cosa causa nell’animale un determinato comportamento, alle volte pericoloso per l’uomo. «Soprattutto per certe razze è fondamentale l’educazione - ha detto Sartori - Purtroppo spesso le aggressioni sono dovute a una sbagliata gestione dell’animale che reagisce proprio in base a ciò che gli hanno insegnato i padroni». Così non c’è da meravigliarsi, secondo il dog trainer, se il pitbull incitato fin da cucciolo a mordere un pupazzetto, poi si scaglia realmente contro un bambino. In ogni caso è sempre possibile eliminare le cattive abitudini, procedendo per gradi alla rieducazione del cane. «Sono pochissimi i cani che non possono recuperati o rieducati se si usa il giusto approccio - ha aggiunto Sartori - Nella mia lunga attività mi sono dovuto arrendere solo due volte». La Zampa
«Cinque anni fa, l’ho adottata. Oggi, la mia “Bella”, quell’incrocio arruffato di spinoncino bianco e nero, mi ha salvato la vita. Se non fosse per lei, io sarei morto su quella pietraia, congelato, disperato. Ma lei non m’ha lasciato un istante». Ha gli occhi pieni di lacrime, Giobatta Rossi: e dire che è un omone, sotto la copertina termica in cui l’hanno avvolto i medici, dopo una notte intera trascorsa sotto zero, in un canalone, nella bassa vallata del Vara. Ventuno ore. Tanto è rimasto “disperso” nei boschi, ferito alla gamba. «Ma ho fatto la guerra, e tanti mestieri, e Dio sa quante ne ho passate, in ottantun’anni – confida – eppure quello sguardo della mia cagnetta, quel suo stendersi addosso a me, per scaldarmi, non potrò dimenticarlo. Ha capito, che stavo andandomene via, che non ce l’avrei fatta da solo. Sì, ad un certo punto, ho creduto davvero di morire. Lei non ha mai mollato: ma vedendomi così, aveva gli occhi lucidi». Giobatta vive a Riccò del Golfo, con la moglie Carmela, ed il figlio Marino. Tutti lo conoscono: e lui conosce quella terra palmo a palmo. Così, alle 16 di mercoledì, ha deciso di andare a “fare gli asparagi selvatici” nel bosco: «Quelli sì che sono saporiti – racconta – così ho preso la “Bella”, e mi sono addentrato. Ma ho messo un piede in fallo, e sono precipitato giù». Quaranta metri in una scarpata: e intanto cominciava a piovere. Marino e Carmela, a casa, si sono preoccupati: che diamine faceva Giobatta, ancora fuori? E così, prima di cena, hanno chiesto aiuto. E tutta Riccò s’è mobilitata. E non solo: sono saliti sù 25 vigili del fuoco, e gli uomini della Forestale, e gli alpinisti del Cai, e i carabinieri, e la Croce Rossa. E tre elicotteri: dei vigili del fuoco, della Cri, dell’aeronautica. Ma niente: la macchia era fitta, il buio pesto. Lui, Giobatta, li sentiva ronzare, e gridava, gridava:«Ho preso il fazzoletto dalla tasca, e l’agitavo. Ma niente. E’ calata la notte». SecoloXIX
Ha un nome che incute rispetto e quasi terrore (Conan, come il «barbaro» del film con Schwarzenegger), ma è un piccolo chihuahua giapponese passato agli onori delle cronache non per epiche battaglie contro altri quadrupedi ma per la sua devozione religiosa. Ebbene sì, il piccolo Conan ha imparato a pregare dal suo padrone, Joei Yoshikuni, un religioso buddista. Si mettono nella stessa identica posizione nel tempio Shuri Kannondo di Naha, in Giappone, ed è un vero spettacolo. Conan è un cagnolino bianco e nero di un anno e mezzo: davanti all'altare del tempio si siede sulle zampe posteriori e congiunge le anteriori. Riesce persino ad avere uno sguardo concentrato e meditabondo, o almeno così sembra. Yoshikuni racconta che sono bastati pochi giorni al quadrupede per imparare le mosse e ora, afferma, «attira molti turisti» essendo diventato l'attrazione del paese. Ma, garantisce, non è stato lui a ideare tutto ciò: Conan avrebbe fatto tutto da solo. Joei, non soddisfatto, chiede di più al suo «discepolo»: vuole che impari la meditazione. «Per il momento mi accontento che si sieda mentre io medito, non pretendo che incroci le zampine come facciamo noi umani». L'episodio fa pensare. E ci si chiede: ma siamo sicuri che Conan si ricordi di essere «solo» un cane? corriere
Un cucciolo sarà una responsabilità e qualche volta un fastidio, ma ripaga ampiamente gli sforzi per curarlo: secondo una ricerca durata dieci anni, infatti, un gattino in casa riduce il rischio di infarto di almeno un terzo. L'indagine, condotta su 4mila cittadini statunitensi, è stata presentata al congresso dell'American Stroke association a New Orleans. I ricercatori dell'università del Minnesota hanno utilizzato i dati di un grande studio sulla salute effettuato dal governo americano negli anni '80, isolando 4.235 soggetti tra i 30 e i 75 anni di cui 2.235 avevano un gatto in casa mentre 2.000 non avevano animali. Analizzando le cause di morte nei 10 anni successivi, è emerso che la probabilità dei soggetti studiati di avere un attacco di cuore era inferiore del 30% in chi possedeva un animaletto. «Gli effetti dello stress e dell'ansia sui danni cardiovascolari sono noti - spiega Adnan Qureshi, autore della ricerca - e gli animali domestici offrono molti benefici nel contrastarli». Lo studio ha riguardato i gatti, ma secondo Qureshi, possessore di un felino di nome Ninja, l'effetto è lo stesso anche per i cani: «Abbiamo dovuto escludere i cani perchè non avevamo abbastanza soggetti - spiega il ricercatore - ma sono convinto che non ci siano molte differenze». Corriere.it
Un'ape vola sul fiore di un albero di prugne. La fotografia è stata scattata al festival annuale dei fiori di Tokyo.
I lupi grigi delle Montagne Rocciose, una delle specie animali piu' amata/odiata d'America, non saranno piu' protetti dalla legge e torneranno ad essere liberamente cacciati.Lo ha stabilito il governo americano. 'La popolazione dei lupi nel territorio delle Montagne Rocciose - ha detto il vicesegretario dell'Interno, Lynn Scarlett - ha di gran lunga ecceduto l'obiettivo di numero minimo che ci eravamo posti per garantirne la protezione e continua ad espandersi'.Per questo e' stata annunciato che d'ora in poi i lupi non faranno piu' parte delle specie protette dall' Endangered Species Act.Un tempo i lupi grigi erano diffusi in almeno 48 dei 50 Stati Uniti d'America. Via via il loro numero comincio' a ridursi, fino a che la specie fu praticamente decimata intorno agli anni Trenta. Per questo nel 1973 la specie, che rischiava l'estinzione, fu messa sotto protezione con un'apposita legge.Nel 1995, poi, 66 esemplari furono reintrodotti nella zona settentrionale delle Montagne Rocciose.Oggi le autorita' federali ritengono che quei 66 esemplari si siano riprodotti ad un ritmo pari al 24% all'anno e che siano in tutto 1.513 i lupi che si aggirano tra Montana, Wyoming e Idaho.(ANSA)
Un siamang di un anno e un orangutan di 16 giocano assieme nello Zoo di San Diego (Reuters)
Cinquanta mucche, due gia' morte e le altre in stato di evidente denutrizione, tutte legate ad alberi. Tre gatti denutriti e tenuti in gabbia. Una decina di cani inselvatichiti. Tre galline e un'oca in gabbia, che non riusciva a tenere il collo eretto. Tre pony e un asino. I Carabinieri dei Nas e le Guardie Zoofile dell'Enpa di Torino hanno scoperto una fattoria degli orrori a San Benigno Canavese. Tutti gli animali sono stati sequestrati dai Carabinieri e sistemati dai volontari della Protezione Animali. Gli animali si trovavano in un appezzamento di terreno gestito da una persona che risulta irreperibile. Non c'erano stalle, le mucche erano legate agli alberi ed esposte - come gli altri animali - alle intemperie. Nei confronti della stessa persona, l'anno scorso le Guardie Zoofile dell'Enpa avevano fatto un intervento sequestrando circa venti cani (ma in un terreno diverso da quello visitato questa mattina) e denunciando l'uomo per maltrattamenti. Dopo il sequestro effettuato dai Carabinieri (sul luogo sono intervenuti anche i veterinari della Asl), le Guardie Zoofile della Sezione Enpa di Torino sono riuscite in breve tempo a trovare una sistemazione per tutti gli animali, che ora saranno visitati e accuditi amorevolmente. ''Ancora una volta - spiega Giovanni Pallotti, commissario Enpa di Torino e Coordinatore del Piemonte - siamo purtroppo intervenuti in un contesto di forte degrado. Spesso al degrado sociale si associano delittuose leggerezze nei confronti di animali, non solo domestici. In particolare questo caso mette in luce l'esistenza di 'sacche' di malessere sociale cui corrisponde la cattiva detenzione di animali; il tutto ai margini di grandi citta'. Per questa ragione - conclude Pallotti - va sottolineato che occuparsi di protezione degli animali significa anche prevenire o affrontare disagi sociali di alcuni esseri umani''. Adnkronos
Lui non ha ancora un nome, ma mamma orsa sì. Si chiama Vera e, suo malgrado, ha messo al mondo un cucciolo nello zoo di Norimberga che si candida a ripercorrere le tappe del più celebre Knut. Queste sono le prime immagini del piccolo orsetto polare. Foto
Due tigri siberiane giocano nella neve nel parco zoo di Harbin, nel nella provincia cinese di Heilongjiang
Lo hanno ucciso con un colpo di pistola e poi non contenti, hanno fatto scempio delle sue orecchie e della sua coda. E' morto cosi' tra le piu' atroci sofferenze un asinello che era stato donato al centro diurno disabili di Veroli. L'animale, amatissimo dai frequentatori del centro, persone con problemi di handicap con un'eta' compresa tra i 15 e i 70 anni, veniva tenuto in una sorta di fattoria che i disabili avevano allestito, con l'aiuto del comune, in una zona di periferia ai piedi della suggestiva Prato di Campoli. Il ciuco era la loro attrazione e veniva anche utilizzato per effettuare rigeneranti lezioni di ippoterapia. A trovarlo privo di vita e' stato uno dei tanti volontari del centro diurno, Aurelio Renzi, lo stesso che aveva regalato l'animale. "Non ci sono parole per descrivere un atto del genere. Una vera vergogna. Sia per le modalita' con le quali e' stato ucciso sia per le conseguenze che il gesto ha scatenato - si spiega l'agricoltore -. I nostri ragazzi si erano profondamente affezionati a questo animale e lo tenevano e curavano come se fosse un bambino". Sul grave episodio stanno indagando i Carabinieri della stazione di Veroli. Nel frattempo i disabili non hanno piu' la loro attrazione. Chissa' se qualche allevatore decide di fare un bel regalo di Natale, almeno per togliere dai loro cuori l'amarezza che ora vi alberga. (AGI)
Se sei stanco dei soliti regali e vuoi dare al tuo Natale un significato diverso. Se vuoi trovare una nuova ispirazione per i pensieri che ti stai apprestando ad acquistare per le prossime festività, la LAV ti propone mille idee da dedicare a te e ai tuoi cari che portano con sè un significato in più: i tuoi acquisti si trasformeranno in azioni concrete in difesa degli animali. Scopri il Catalogo Natale 2007 visitando la sezione Gadget solidali. Trasforma i tuoi regali in aiuti speciali, scelgi i gadget della LAV! Per queste feste desideri regalare ai tuoi cari qualcosa di diverso? Qualcosa di speciale che lasci un segno e faccia la differenza? Allora il regalo giusto per te è l’adozione di uno dei cani salvati dai combattimenti. Sono oltre cento i cani che la LAV ha salvato e recuperato. Grazie al programma di adozione a distanza è stato possibile donare loro una nuova vita. Molti di loro hanno trovato una nuova casa e l'affetto di una famiglia. Se per questo Natale anche tu desideri sostenere il nostro Progetto di recupero, puoi regalare ai tuoi cari un'adozione distanza. Ecco come fare: scegli la modalità di adozione che desideri regalare, una tantum o Amico di un anno, la modalità di pagamento e poi comunicaci la tua decisione:
* inviando una email a: serviziosoci@lav.it
* telefonando (lun/ven 9-18) allo 06 4461325
* oppure inviando un fax allo 06 4461326
Ricordati di comunicarci i dati della persona alla quale hai deciso di regalare l’adozione a distanza (nome, cognome, indirizzo, cap e città) e se vorrai unire un biglietto personalizzato, la frase scelta da te. LAV
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"Mi ha impressionato lo sguardo della bestiola, si vedeva che era allo stremo delle forze, era li da due giorni sotto la pioggia" così dice Cesare Monti, il capotreno che sarà premiato dall'organizzazione internazionale della protezione degli animali, che ha bloccato il treno passeggeri della tratta Genova-Acquasanta, per salvare una cagnetta. La bestiola era riversa non distante dalla massicciata, in un punto non raggiungibile a piedi, ferita e denutrita. La convalescenza sarà lunga ma è tornata a casa dai suoi amici che l'avevano persa. Se ce la farà, sarà merito di un uomo che per salvarla ha fermato un treno.[Grazie a Danith]
Se un uomo, in fase di corteggiamento, decidesse di regalare all'oggetto delle sue attenzioni un bel ciuffo di alghe, probabilmente non farebbe una gran bella figura. Per i delfini non è la stessa cosa. Anzi, se si presentassero al primo appuntamento con delle rose rosse, queste sicuramente passerebbero del tutto inosservate. Che i delfini fossero animali dotati di intelligenza già si sapeva, ma adesso si scopre che sono anche romantici. E secondo una ricerca britannica, corteggiano l'amata regalandole un mazzo di alghe. Per capire come funzionano i "flirt" fra delfini, due studiosi, Tony Martin del British Anctartic Survey di Cambridge e Vera da Silva, del National Institute of Amazonian Research del Brasile hanno dedicato tre anni allo studio di più di seimila gruppi di animali che, fra il 2003 e il 2006, hanno attraversato la foresta pluviale di Mamiraua. La riserva comprende un lungo tratto del Rio Solimoes e una grande porzione di foresta e il suo habitat preserva alcune delle specie più minacciate dell'intero bacino amazzonico, come il "boto vermelho", il delfino rosa d'acqua dolce, e il "tucuxi", il delfino grigio del Rio. Dei gruppi presi in esame, 221 includevano almeno un maschio che trasportava in bocca alghe, ramoscelli o grumi di argilla per far colpo sulla femmina e persuaderla all'accoppiamento. Delfini, per così dire, "romantici", che però hanno rivelato un'indole più aggressiva rispetto agli altri. Un atteggiamento, questo, che che gli studiosi riconducono alla competizione che si scatena per conquistare le femmine. "I miei colleghi erano scettici quando ho sollevato l'ipotesi - ha detto alla rivista britannica New Scientist Tony Martin - ma ora penso che le prove siano schiaccianti". Questo comportamento, secondo lo studioso, è un segno culturale che non si tramanda geneticamente ma viene appreso dalla generazione precedente. I test del Dna hanno anche dimostrato, infine, che quanti più doni portano, tanto migliori saranno come padri.repubblica
"La storia è la solita: si acquista un cucciolo di cane o di gatto per Natale, magari per metterlo sotto l'albero, come fosse un oggetto. E poi, appena cresciuto, finita la novità, si trascura, si maltratta o, peggio ancora, si abbandona. Per sensibilizzare l'opinione pubblica a non commettere questi errori ricorrenti, soprattutto in coincidenza delle feste, dannosi sia per il pet, sia per la società, l'Ufficio Diritti Animali (Uda) del Comune di Roma ha coprodotto con l'associazione 'L'Impronta', uno spot, che per tutto il mese di dicembre andrà in onda nel circuito interno televisivo (Moby Tv) degli autobus Atac (180 volte al giorno) e dei treni metropolitani (150 passaggi quotidiani). Lo spot consente di arrivare a 480mila contatti al giorno, per questo abbiamo scelto questo sistema di comunicazione". E' quanto rende noto Monica Cirinnà, delegata del sindaco ai diritti degli animali (intervenuta stamani in Campidoglio. Lo spot dura 15 secondi, per quattro sequenze, abbinate a frasi ad effetto, come "l'animale non è un giocattolo" (si vedono dei bambini sotto l'albero di Natale che scartano due regali speciali: un cane ed un gatto), "l'adozione è un atto di responsabilità" (si vede il cane rassegnato con il guinzaglio in bocca che attende di uscire, mentre bimbo e papà giocano con la play-station), "se mi adotti è per la vita" (il cane legato a un albero, sullo sfondo un'auto va via). Lo spot termina con la frase: "il nostro augurio è che il prossimo anno questa campagna non serva più", a firma dell'Ufficio Diritti Animali del Comune e dell'Associazione L'Impronta. "Purtroppo gli abbandoni quest'anno sono aumentati – commenta ancora Monica Cirinnà - e spesso sono frutto di scelte superficiali e affrettate, anche di acquisti natalizi. Il pet non è un giocattolo, l'adozione è un atto di responsabilità. Invitiamo quanti più romani a non acquistare animali nei negozi. Per scegliere un amico per la vita, meglio andare a prenderlo al canile comunale di Roma della Muratella o alla Valle dei Cuccioli, ma solo ed esclusivamente se lo si vuole amare e tenere per tutta la vita".Animalieanimali
Il gattino Ichigo è una delle attrattive del Cat Cafe Calico, uno dei tre bar aperti di recente a Tokyo dove i clienti possono accarezzare i gatti mentre si prendono una tazza di tè o caffè.
Per la Cassazione il maltrattamento di un animale e' anche il comportamento che incide sulla sensibilita' dell'animale stesso. Lo rende noto la Lega Antivivisezione (Lav) riferendo di una sentenza della Corte di Cassazione (n.44287) secondo la quale configurano il reato di maltrattamenti 'non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pieta' e mitezza verso gli animali destando ripugnanza per la loro aperta crudelta'', ma anche quelle condotte 'che incidono sulla sensibilità dell'animale, producendo un dolore'.'Questa decisione della Suprema Corte conferma l'attenzione nei confronti degli animali in quanto esseri senzienti, da tutelare nel rispetto della loro natura, etologia e comportamento, e non solo nei confronti dell'impatto che la loro sofferenza puó provocare presso il comune sentimento umano - commenta Gianluca Felicetti, presidente della Lav - la Legge 189 del 2004 si conferma come un fondamentale, positivo e concreto strumento per affermare i diritti degli animali'. 'La Sentenza depositata oggi - riferisce in un comunicato la Lav - dichiara inammissibile il ricorso del titolare e gestore di un canile della provincia di Massa Carrara e ne rende definitiva la condanna per maltrattamenti che il Tribunale di Pontremoli (MS) emise nel 2006 nei confronti dell'uomo, perche' deteneva i cani in condizioni pietose in una struttura che era 'nient'altro che un lager, un ghetto per animali sfortunati perche' imprigionati in uno stato di penosa sopravvivenza', come dichiarato dai Carabinieri che svolsero le indagini'. (ANSA) Sentenza

Quindici anni di emarginazione affrontati accanto alle sue due cagnoline, Giuditta e Carlotta. Poi il momento del ricovero presso una residenza protetta di Laigueglia. Un momento drammatico nella vita di R.P., disabile in cattive condizioni di salute, costretto ad abbandonare i suoi due amati animali prima dell’ingresso nella struttura di cura. A risolvere la situazione ci hanno pensato i volontari dell’Enpa di Albenga, che si sono resi disponibili ad occuparsi delle due cagnoline, procurando loro una sistemazione definitiva presso una famiglia. Dopo aver ricevuto ampie assicurazioni di poter vedere ogni tanto Giuditta e Carlotta, R.P., le cui condizioni psicofisiche erano negli ultimi tempi peggiorate, ha finalmente acconsentito al ricovero. Il problema degli anziani e disabili proprietari di animali che entrano in ricovero rimane ancora insoluto. L’Ente Nazionale Protezione Animali savonese propone da tempo alle autorità sanitarie di attrezzare le residenze per anziani in modo che almeno gli ospiti autosufficienti possano rimanere assieme al proprio cane o gatto. “Basta infatti soltanto un po’ buona volontà per piazzare nel giardino dell’ospizio una cuccia o un recinto dove l’anziano possa continuare ad accudire l’animale, riempiendo di significato ed interesse una giornata spesso interminabile” osservano i responsabili locali dell’Enpa.
Recentemente l’Ufficio Diritti Animali della Provincia di Savona, retto dalla dottoressa Antonella De Paola, ha proposto alla Asl 2 Savonese l’avvio di progetti di “pet-therapy”, mettendo a disposizione le attrezzature necessarie (cucce, gabbie e trasportini). Ivg
«Con i piroghieri sono sceso fino alle cascate, trovandomi in paradiso: elefanti e scimpanzé a pochi metri, profumi e silenzi mai sentiti». Giuseppe Vassallo, nato a Milano nel '36, imprenditore e naturalista, raccontava così quel suo primo viaggio lungo il fiume Ivindo, tra le cascate Kongou e Mingoulì, nel nord-est del Gabon. Era il '94 e lui, console onorario del governo di Libreville in Italia, aveva scoperto che quei meravigliosi salti d'acqua nel cuore della foresta tropicale non li conoscevano neanche gli scienziati gabonesi. Lì intorno c'erano solo pigmei. Oggi le terre dei pigmei, anche grazie a quell'italiano visionario, sono area protetta. Eppure da settimane una strada si fa largo fra gli alberi, taglia il parco nazionale, punta alle più belle cascate dell'Africa centrale. La stanno aprendo i cinesi della Cmec (China National Machinary Equipment Import Export Corporation) che ha ricevuto da Libreville la concessione a sfruttare per 25 anni la miniera di ferro di Bélinga, non lontano dall'area protetta. L'intesa prevede anche la costruzione delle infrastrutture necessarie: una ferrovia, un porto, una centrale idroelettrica. La centrale, è stato deciso, si farà con una diga sulla cascata di Kongou. Nel cuore di uno dei 13 parchi nazionali creati dal Gabon nel 2002, senza nessuna valutazione d'impatto ambientale, scavalcando il ministero delle Foreste. corriere.it

Gli orsi marsicani sono a rischio estinzione, ne restano solo 40 esemplari. Il calendario

Un indiano ha sposato oggi un cane per espiare il peccato commesso 15 anni fa quando uccise due animali della stessa specie. Le nozze tra il 33enne P. Selvakumar e Selvi, un cane di sesso femminile, sono state celebrate in un tempio del distretto di Sivaganga, nello stato indiano del Tamilnadu. Secondo il quotidiano locale ’Hindustan Times’, che cita alcuni testimoni, un astrologo avrebbe suggerito all’uomo che solo sposando un cane riuscirà a porre rimedio ai vari problemi di salute che lo hanno colpito dopo aver ucciso i due cani 15 anni fa. «Da allora le mie gambe e le mie mani sono rimaste paralizzate e ho perso l’udito a un orecchio. Solo di recente, dopo le cure, ho iniziato a riprendere la deambulazione, ma con le stampelle», ha spiegato Selvakumar al giornale, dopo le nozze celebrate domenica scorsa. E così è intervenuto l’astrologo che ha suggerito all’uomo il "rimedio" per porre fine alle sue sofferenze. Il 33enne si è quindi rivolto ai suoi familiari che hanno salvato dalla strada un cane randagio, per poi pulirlo e “vestirlo a festa” con tanto di sari, in occasione del matrimonio. L’uomo e la sua futura sposa si sono recati in processione al tempio per la cerimonia, durante la quale Selvakumar ha legato al collo della sua “amata” la tradizionale mangalsutra, la collana indossata dalle donne indiane sposate. lazampa.it